Piero Calamandrei

“La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiella, che qualcuno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’Oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l ‘altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime. Impaurito, domanda al marinaio: “ma siamo in pericolo?” e questo dice:” se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice:”Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda”. Quello dice:”che me ne importa, mica è mio!”.

Questo è l’indifferentismo alla politica!

È così bello, così comodo. La libertà c’è! Si vive in regime di libertà. C’è altro da fare che interessarsi alla politica. Lo so anch’io! La politica non è una cosa piacevole. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che auguro a voi giovani di non sentire mai, ricordando i ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica, perché se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento!

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani di Milano sulla Costituzione, 1955)